I numeri del censimento

La Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE) ha presentato al suo 47° Congresso nazionale, svoltosi a Milano dal 13 al 16 ottobre 2026, i dati di attività dei laboratori di emodinamica italiani riferiti al 2025. La rete monitorata conta 254 laboratori, che hanno eseguito 520.438 procedure complessive. Il censimento, diffuso nei comunicati del 19 ottobre, riprende i dati del rapporto GISE 2025 comparso già a giugno.


Il quadro per tipologia: 318.121 coronarografie, 160.035 angioplastiche coronariche, 14.409 impianti di valvola aortica per via transcatetere (TAVI), 2.251 interventi sulla valvola mitrale, 592 sulla tricuspide, 4.690 chiusure del forame ovale pervio (PFO) e 2.688 chiusure dell'auricola sinistra. A queste si aggiungono 42.282 procedure diagnostiche, di imaging intracoronarico e di valutazione funzionale. I dati delle singole categorie non vanno sommati per ritrovare il totale, perché il comunicato non chiarisce come siano composte le diverse voci.

Le valvole corrono

Il segnale più netto riguarda l'interventistica strutturale. Le TAVI toccano il record di 14.409 impianti, dopo una flessione nel 2024: secondo il rapporto di giugno la crescita è del 10,8%, ma la fonte non indica con chiarezza l'anno di partenza. Le procedure sulla mitrale salgono del 16,4% e quelle sulla tricuspide del 23%, partendo da volumi ancora piccoli. Crescono anche le chiusure dell'auricola sinistra, più 5,9%, e quelle del PFO, più 3,4%.


Per chi lavora nel settore dei dispositivi è la parte più rilevante, perché le valvole transcatetere sono una delle aree a più alto contenuto tecnologico dell'intera cardiologia. Resta da capire quanto di questa crescita derivi da una maggiore capacità dei centri e quanto da un reale ampliamento dell'accesso.

Coronarie: volumi stabili e tecnologia ancora limitata

Sul fronte coronarico i volumi sono sostanzialmente piatti. Secondo il rapporto di giugno le coronarografie crescono dello 0,17% e le angioplastiche del 2,3%, mentre le angioplastiche primarie nell'infarto con sopraslivellamento del tratto ST sono 34.020, in calo del 3,45%, pari a 577 per milione di abitanti. Secondo il rapporto è un valore tra i più performanti d'Europa per la rete dell'emergenza.


Più interessante per il mercato è l'uso delle tecnologie di supporto. L'imaging intracoronarico, con ultrasuoni o tomografia ottica, è impiegato nell'11% delle angioplastiche, in aumento del 15%. La valutazione funzionale arriva al 10,6%, più 3%. Le tecnologie di modificazione del calcio si fermano a circa il 6%. Sono quote ancora basse, che indicano un margine di diffusione per strumenti che le linee guida già raccomandano.

Il divario: 6 pazienti su 10

La criticità principale, secondo il presidente GISE Alfredo Marchese, è il divario geografico. I centri ad alto volume sono concentrati al Nord, con Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna in evidenza, e in alcuni grandi ospedali del Centro Sud. Altre regioni restano sensibilmente indietro, soprattutto nell'interventistica strutturale. GISE stima che nel 2025 circa 6 pazienti candidabili su 10 abbiano avuto accesso alla TAVI, una valutazione basata su dati epidemiologici e linee guida. I dati regionali rapportati alla popolazione sono ancora in elaborazione.


Alle disparità di accesso si sommano sistemi di misurazione e finanziamento datati e tariffe regionali frammentate, che non riflettono costo e complessità delle procedure avanzate. Per rispondere, la società ha avviato il progetto Gap2Care 2026 e la strategia GISE Together, che copre il periodo dal 2026 al 2028. Marchese ha sintetizzato così: l'eccellenza deve essere un diritto di tutti e non un privilegio legato al codice postale, all'età o al genere.

I dati come infrastruttura: EHDS e intelligenza artificiale

Il tema scelto per il congresso è il riuso dei dati clinici per ricerca e real-world-evidence, nel quadro dello Spazio europeo dei dati sanitari, definito dal Regolamento (UE) 2025/327. Una tavola rotonda ha messo a confronto clinici, istituzioni, giuristi e industria dei dispositivi medici. GISE propone i propri registri come modello di collaborazione tra società scientifiche e industria e come base per sviluppare strumenti di intelligenza artificiale affidabili.


Marchese sostiene che i dati dimostrano come le procedure italiane seguano le linee guida europee e che i pazienti ricevano cure paragonabili a quelle di città come Parigi o Londra, e che il dato sanitario vada trattato come bene comune, con qualità e governance progettate fin dall'inizio. Per il settore la domanda concreta è quando arriveranno i numeri per regione: saranno la mappa più utile per capire dove la domanda di tecnologia strutturale non è ancora servita.

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